Un funambolo

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c’era un giocoliere. Anzi, un funambolo, per la precisione.
Ma non era come tutti gli altri ( nè funamboli, nè giocolieri, intendo).
Aveva paura.
Ne aveva sempre avuta.
Quando si ritrovava lì, sospeso, nel vuoto. La gente, sotto, lo acclamava; diceva ” Com’ è bravo.”
Nessuno pensava sarebbe mai caduto. Nessuno immaginava quanto il cuore gli battesse forte.
Eppure era così: si concentrava, pensava all’ ultima pagina del libro letto, ma il trucco gli colava sotto la paura. Eppure, eppure, niente traspariva al pubblico, laggiù. Lui, un giocoliere, un funambolo da circo, che aveva paura, paura di volare. Forse, si diceva, se avesse imparato a volare, ecco, allora questa paura sarebbe svanita.
Era così diverso lui pieno di emozione, di brivido. Nessun altro, in quel circo, trapelava emozioni, nessuno sembrava si chiedesse mai quale fosse il proprio ruolo sotto quel tendone a strisce rosse e bianche.
A volte, pensava, era quello il motivo per cui amava di più quel suo strano, pauroso lavoro.
Non il cielo sopra e sotto di lui, no.
Comunque, non avrebbe importato a nessuno, domani.

Era solo un giocoliere, un funambolo, per la precisione.
disegno by giuliaesse
[disegno di giuliaesse]

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2 Risposte to “Un funambolo”

  1. lucanegrogno Says:

    Ma a questo punto accadde qualcosa che fece ammutolire tutti e sbarrare gli occhi. Il funambolo, cioè, si era nel frattempo messo all’opera: era uscito da una porticina e avanzava sulla corda, che era tesa tra due torri, sospeso sopra il mercato e la folla. Quando fu proprio a metà del suo cammino, la porticina si aprì un’altra volta e saltò fuori un arlecchino, una specie di pagliaccio, che con rapide mosse andò verso l’altro. “Avanti, piede zoppo!”, gridava con voce terribile, “avanti lumaca, imbroglione, gattamorta! Che cosa fai qui tra le torri?Dentro la torre dovresti stare, ti si dovrebbe mettere in gabbia, tu che blocchi la via a chi è meglio di te!” – E a ogni parola si avvicinava sempre più: ma proprio quando fu a un passo da lui, accadde la cosa spaventosa che fece ammutolire tutti e sbarrare gli occhi: – egli lanciò un urlo diabolico e con un balzo saltò oltre colui che gli sbarrava il passaggio. Questi, però, davanti al suo rivale vittorioso, perse la testa e il controllo della corda, butto via il bilanciere e, più rapido di quello, precipitò nel vuoto, in un vortice di braccia e di gambe. Il mercato e la folla sembravano il mare, quando la tempesta lo gonfia: tutti scappavano senza badare agli altri e si superavano urtandosi, soprattutto là dove il corpo si sarebbe abbattuto.
    Zarathustra restò immobile, e giusto vicino a lui cadde il corpo malridotto e spezzato, ma non ancora senza vita. Dopo un po’ lo sfracellato riprese conoscenza e vide Zarathustra in ginocchio vicino a sè. “Che cosa fai qui?”, disse alla fine”sapevo da tempo che il diavolo mi avrebbe fatto lo sgambetto. Ora mi trascina all’inferno: vuoi impedirglielo?”
    “Sul mio onore, amco”, rispose Zarathustra, “non c’è niente di quello di cui parli: non c’è il diavolo e non c’è l’inferno. La tua anima morirà ancora più rapida del tuo corpo: non avere più paura!”
    L’uomo lo guardò sospettoso. “Se dici la verità”, disse allora, “non perdo niente perdendo la vita. Non sono molto di più di una bestia, a cui si è insegnato a balare a furia di botte e di magri bocconi”.
    “Ma no”, disse Zarathustra; “tu hai fatto del pericolo il tuo mestiere e in questo non vi è nulla di spregievole. Ora tu nuori per il tuo mestiere: perciò voglio seppellirti con le mie mani.”
    Dopo che Zarathustra ebbe detto questo, il moribondo non rispose più; ma mosse la mano, come se cercasse la mano di Zarathustra per ringraziarlo.

    Nietzsche

  2. giulia Says:

    Zarathustra cercò della terra migliore per fare onore a quel funambolo, quella con più pezzettini, più abitanti microscopici, insomma, la più viva.
    perche se la sua anima sarebbe morta ancora piu velocemente del suo corpo, qualcuno, passando, avrebbe visto quel cumuletto di terra, forse, avrebbe visto il tendone ormai deserto ( tutti i giocolieri, i clown, le donne cannone e barbute se ne erano andati, spaventate da ciò che era successo ) e avrebbero capito.
    Il filo rimaneva ancora lì sospeso, spezzato, lugubre.
    Mi sembra di vederlo quel luogo, ci sarà anche un po di vento, e qualcuno che pianta un albero perche diventi foresta, e lascia che prima arrivino i rovi, a preparare l’ humus, e i vermi brutti e la larve, e poi, finalmente una foresta con degli alberi grandi, bellissimi, che del volare, ne sanno, o almeno, lo sognano.
    cosi i fili spezzati, il tendone verra inghiottito da tutta questa invadenza di sterpaglie, e il mestiere del funambolo lo farà qualcun altro forse, lontano da qui, qualcuno che non avrà paura del mestiere, che lo farà sprezzante, ridendo delle nuvole, la sera, con gli altri, ubriaco.

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