Archivio dell'autore

Scatto di reni. Una riflessione sulla moralità della scuola e sull’immoralità di questo governo

28 novembre , 2008

Scatto di reni. Mi alzo dalla cattedra. Di fronte, la classe attende con gli occhi pesanti.
Un’aula grande come un teatro. Azione. “Leggiamo Dante perché…” la voce prosegue da sola raucamente. Ecco – penso – se in questo momento entrasse Maria Stella e vedesse lo spettacolo che sto guardando io, di sicuro cadrebbe a terra svenuta, come S. Paolo sulla via di Damasco.
Quel solido tailleur giurisprudenziale prenderebbe a bruciarle in preda al fuoco sacro e noi assisteremmo al fatale spezzarsi della montatura colorata dei suoi occhiali!
Intendiamoci, non che ci sia qualcosa nella nostra classe di diverso dalle altre, ma questa mattina, chissà perché, la vedo splendente della sua verità. Poco meno di trenta ragazzi delle più svariate età e nazionalità: dai 16 anni (come sarebbe previsto) ai 32 (più di me..). Un bel gruppo che all’ingrosso potremmo dividere così: una maggioranza ristretta di bolognesi (tra i quali si possono riconoscere le facce delle migrazioni degli anni settanta), un bel gruppo di campagnoli, e poi le facce nuove e brillanti degli stranieri. Stranieri tra i quali si notano: il sodalizio delle ragazze dell’est Europa, ben distino dalla Russa, e poi il nostro timido iraniano.
Solo una metà circa è stata promossa dalla seconda regolarmente in terza, l’altra metà (more…)

Annunci

Rimini

25 settembre , 2008

Ora Teresa è all’Harry’s Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso sia normale.
Porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.
“E un errore ho commesso- dice-
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza
ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere.

[Fabrizio de AndréRimini (1978)]

I carabinieri della zona hanno pochi dubbi: si tratta di slavi o albanesi. Parlavano italiano ma erano chiaramente stranieri. I coniugi Signoroni sono anche riusciti a fornire l’identikit dei due rapinatori. Un uomo era alto un metro e 75, aveva capelli lunghi, neri e ricci ed occhi scuri. Magari fanno parte di quel popolo di sbandati accampatisi nei cascinali che si arrangiano con i lavori precari e mandano i figli a chiedere l’elemosina [Alessandro Dal Lago, Non – persone L’esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, Milano, 1999]

Esiste un problema sociale grave, quello degli ‘immigrati’, una piaga, una minaccia, narrano preoccupati ed inquieti articoli dei maggiori quotidiani nazionali. Ragazzi minorenni costretti di notte a prostituirsi. Lavoro nero ed illegalità striscianti.

Ogni zingaro o nomade, ogni bambino all’angolo dei semafori, ogni accampamento o installazione precaria di vita diviene immediatamente bivacco, invasione del centro, sporcizia. Bivaccano seduti per terra, suonando piccoli flauti, e chiedendo- con poca fortuna- l’elemosina ai passanti. Li accomuna l’abbigliamento trasandato e la sporcizia.

E’ normale, no?
Non ti conosco, quindi mi fai paura.
Ma paura di che cosa? Qual’ è la ‘minaccia’?

(Riferito ad un gruppo di albanesi): Mi hanno detto che stanno sempre seduti allo stesso bar tutto il giorno. Stanno lì, non lavorano, non fanno niente. Ce ne sono un paio che lavorano, che innaffiavano i giardini, ma gli altri stanno al bar, bevono, bisticciano…..Comunque, quei reati che abbiamo avuto con gli albanesi sono reati già più gravi. Ecco, gli albanesi sono più violenti, più pericolosi……usano subito le armi………un po’ legati alla loro cultura, all’uso di bevande alcoliche.

Lo scandalo è quello di ‘occupare’ con la semplice presenza fisica luoghi destinati al passaggio, al transito, di intrattenersi al bar nelle ore lavorative, di suonare nelle strade.
Gli albanesi non sono attivi né produttivi, come del resto gran parte dei migranti.
Ci confondono e ci sorprendono nel loro vivere spazi per noi inconsueti, trascurati, ignorati o ‘sacri’: un angolo di strada, un parcheggio a pagamento, il bar della stazione ferroviaria o gli scalini di una chiesa.
E la ‘deviazione’ dal nostro quotidiano, la percezione della presenza estranea e desituante si accompagna immancabilmente al pensiero della violenza potenziale, si associa alle immagini di illegalità: bevande alcoliche+bisticci+nullafacenza = pericolosità e violenza, armi, criminalità. Sembra proprio un’operazione matematica. Un’ equazione che scatta nella mente del cittadino ‘medio’ ogni qualvolta si relaziona o semplicemente interseca uno spazio-tempo ‘spiazzato’ rispetto al quotidiano. Perché vissuto (‘occupato’) da presenze vive.
Spazi – tempi destinati alla transitorietà, all’oblio, all’indifferenza.
Spazi marginali, trascurabili , ma immediatamente inquietanti, se animati.
Come una spiaggia di notte. (more…)

Dignità e in-differenza. Sull’Art.3 della Costituzione

17 settembre , 2008

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tra queste parole dense e ferme ce n’è una non detta, sciolta nei suoi concreti significati. La parola differenza. Di sesso, opinione, lingua… Dopo di essa, uno spazio, bianco, tra le due frasi. Non a caso. Perché quella pausa esprime assieme la distinzione e il rapporto tra forma ideale (dignità, eguaglianza) e pratica sostanziale (sviluppo, partecipazione). Cosa permette allora il legame tra ideale e pratica?

(more…)