Posts Tagged ‘paura’

Un funambolo

24 dicembre , 2008

c’era un giocoliere. Anzi, un funambolo, per la precisione.
Ma non era come tutti gli altri ( nè funamboli, nè giocolieri, intendo).
Aveva paura.
Ne aveva sempre avuta.
Quando si ritrovava lì, sospeso, nel vuoto. La gente, sotto, lo acclamava; diceva ” Com’ è bravo.”
Nessuno pensava sarebbe mai caduto. Nessuno immaginava quanto il cuore gli battesse forte.
Eppure era così: si concentrava, pensava all’ ultima pagina del libro letto, ma il trucco gli colava sotto la paura. Eppure, eppure, niente traspariva al pubblico, laggiù. Lui, un giocoliere, un funambolo da circo, che aveva paura, paura di volare. Forse, si diceva, se avesse imparato a volare, ecco, allora questa paura sarebbe svanita.
Era così diverso lui pieno di emozione, di brivido. Nessun altro, in quel circo, trapelava emozioni, nessuno sembrava si chiedesse mai quale fosse il proprio ruolo sotto quel tendone a strisce rosse e bianche.
A volte, pensava, era quello il motivo per cui amava di più quel suo strano, pauroso lavoro.
Non il cielo sopra e sotto di lui, no.
Comunque, non avrebbe importato a nessuno, domani.

Era solo un giocoliere, un funambolo, per la precisione.
disegno by giuliaesse
[disegno di giuliaesse]

Te lo do io (anzi noi) il Festival di Internazionale/2. Come sta la tua paura oggi?

15 ottobre , 2008

Terrorismo e paura. Ci siamo quasi stancati di sentirne parlare, eppure sembra proprio che non possiamo farne a meno. Di sicuro non ne può fare a meno il mondo dell’informazione, il quale è centrale nella definizione di ciò che è più o meno rilevante nella miriade di eventi che si susseguono nella società globale. Il giornalismo se ne deve fare carico perché attore primo del processo di selezione dell’informazione per la maggior parte delle persone. So quello che il (tele)giornale mi dice. Esso può quindi innescare o meno la mia paura. Può dare più o meno spazio alla politica della paura. (more…)

Rimini

25 settembre , 2008

Ora Teresa è all’Harry’s Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso sia normale.
Porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.
“E un errore ho commesso- dice-
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza
ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere.

[Fabrizio de AndréRimini (1978)]

I carabinieri della zona hanno pochi dubbi: si tratta di slavi o albanesi. Parlavano italiano ma erano chiaramente stranieri. I coniugi Signoroni sono anche riusciti a fornire l’identikit dei due rapinatori. Un uomo era alto un metro e 75, aveva capelli lunghi, neri e ricci ed occhi scuri. Magari fanno parte di quel popolo di sbandati accampatisi nei cascinali che si arrangiano con i lavori precari e mandano i figli a chiedere l’elemosina [Alessandro Dal Lago, Non – persone L’esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, Milano, 1999]

Esiste un problema sociale grave, quello degli ‘immigrati’, una piaga, una minaccia, narrano preoccupati ed inquieti articoli dei maggiori quotidiani nazionali. Ragazzi minorenni costretti di notte a prostituirsi. Lavoro nero ed illegalità striscianti.

Ogni zingaro o nomade, ogni bambino all’angolo dei semafori, ogni accampamento o installazione precaria di vita diviene immediatamente bivacco, invasione del centro, sporcizia. Bivaccano seduti per terra, suonando piccoli flauti, e chiedendo- con poca fortuna- l’elemosina ai passanti. Li accomuna l’abbigliamento trasandato e la sporcizia.

E’ normale, no?
Non ti conosco, quindi mi fai paura.
Ma paura di che cosa? Qual’ è la ‘minaccia’?

(Riferito ad un gruppo di albanesi): Mi hanno detto che stanno sempre seduti allo stesso bar tutto il giorno. Stanno lì, non lavorano, non fanno niente. Ce ne sono un paio che lavorano, che innaffiavano i giardini, ma gli altri stanno al bar, bevono, bisticciano…..Comunque, quei reati che abbiamo avuto con gli albanesi sono reati già più gravi. Ecco, gli albanesi sono più violenti, più pericolosi……usano subito le armi………un po’ legati alla loro cultura, all’uso di bevande alcoliche.

Lo scandalo è quello di ‘occupare’ con la semplice presenza fisica luoghi destinati al passaggio, al transito, di intrattenersi al bar nelle ore lavorative, di suonare nelle strade.
Gli albanesi non sono attivi né produttivi, come del resto gran parte dei migranti.
Ci confondono e ci sorprendono nel loro vivere spazi per noi inconsueti, trascurati, ignorati o ‘sacri’: un angolo di strada, un parcheggio a pagamento, il bar della stazione ferroviaria o gli scalini di una chiesa.
E la ‘deviazione’ dal nostro quotidiano, la percezione della presenza estranea e desituante si accompagna immancabilmente al pensiero della violenza potenziale, si associa alle immagini di illegalità: bevande alcoliche+bisticci+nullafacenza = pericolosità e violenza, armi, criminalità. Sembra proprio un’operazione matematica. Un’ equazione che scatta nella mente del cittadino ‘medio’ ogni qualvolta si relaziona o semplicemente interseca uno spazio-tempo ‘spiazzato’ rispetto al quotidiano. Perché vissuto (‘occupato’) da presenze vive.
Spazi – tempi destinati alla transitorietà, all’oblio, all’indifferenza.
Spazi marginali, trascurabili , ma immediatamente inquietanti, se animati.
Come una spiaggia di notte. (more…)